«Dio disse: "Sia la luce". E la luce fu.»
Prima di ogni parola, di ogni legge e di ogni storia, è arrivata la luce. Dalle costellazioni nel cielo ai primi focolai attorno a cui gli uomini si sono riuniti, la luce ha da sempre generato comunità. La comunità stessa, intesa oggi come fulcro di una società che desidera ritrovare profondamente se stessa, è stata il cuore della riflessione che ha introdotto l'Apertura del nuovo Anno Pastorale 2026/2027, vissuta domenica 4 ottobre sotto il segno e il dono della presenza delle Reliquie di San Francesco.


In Teatro: «Educare è condurre alla Vita»
La giornata si è aperta con l'accoglienza calorosa, e a tratti spiritosa, di famiglie, bambini e ragazzi, ritrovatisi per condividere la gioia della ripartenza. Nel momento vissuto in teatro le luci si sono spente e tra il pubblico tante piccole torce hanno trasformato la platea in una galassia di senso, giocando sull'antinomia tra il buio — spazio di solitudine e isolamento — e la luce, spazio sorgivo della relazione.

A concludere questo intenso atto unico è stata una suggestiva coreografia sulle note di “Giovani illuminati”, che ha raccontato in danza le sfide e le fatiche della missione educativa. Lo srotolamento finale di un grande lenzuolo con la scritta «Educare è condurre alla Vita» ha richiamato tutti alla dimensione di servizio e di cura verso cui siamo chiamati.

L’Eucarestia e l’accoglienza solenne delle Reliquie di San Francesco
Dal teatro ci siamo spostati in Chiesa per il momento culminante della giornata, segnato dalla grazia di un evento straordinario: la presenza tra noi delle Reliquie del Poverello d'Assisi. Il momento più commovente è stato l'ingresso solenne dal portone centrale. A portarla a spalla è stata una rappresentanza viva di tutta la nostra parrocchia: una catechista, uno scout, una volontaria della Caritas, un rappresentante del G. A., una del gruppo Teatro e uno dell'A.S.D.

Mentre le reliquie avanzavano verso l'altare, l'ascolto delle parole di San Francesco («Audite poverelle», FF 263a) ha fatto risuonare un invito chiaro a ciascuno di noi: riscoprire l'essenziale, farsi piccoli, accogliere la pace e mettersi in sincero ascolto.
La Parola e il cammino: non padroni, ma custodi della vigna
In questo clima di raccoglimento, la liturgia si è snodata nei suoi momenti costitutivi: la Parola e l'Eucarestia. Con la liturgia della Parola e con la parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-43). L'immagine biblica della vigna — simbolo antico dell'alleanza d'amore tra Dio e il suo popolo — ha offerto a don Michele un forte richiamo per tutta la comunità all'inizio di questo nuovo cammino.
La tentazione dei vignaioli della parabola, quella di considerarsi padroni anziché custodi e di appropriarsi del dono ricevuto, riguarda infatti anche noi: ci interpella come singoli, come gruppi e come comunità intera. Il nuovo anno pastorale è stato così consegnato alla parrocchia come il tempo della "santa umiltà" e del servizio, proprio sulla scia dell'insegnamento di Francesco d'Assisi.
Richiamando le parole del Santo, l'invito rivolto a tutti i fedeli è stato quello di spogliarsi di ogni pretesa di protagonismo e di "leggere e rileggere incessantemente il santo Vangelo", per avere sempre impressi nella mente e nel cuore i pensieri e le azioni di Gesù. Una comunità che riparte non si sente padrona della vigna del Signore, ma umile serva, chiamata a lasciarsi alle spalle ogni tristezza per camminare insieme nella gioia, nell'entusiasmo e nella speranza che non delude.

Un cammino affidato e condiviso
Dopo la Comunione, tutti gli operatori e i collaboratori pastorali si sono raccolti attorno all'altare per recitare insieme la preghiera di affidamento a San Francesco. Ponendo il nuovo anno sotto la sua protezione, la comunità ha chiesto il dono di essere ogni giorno vero "strumento di pace" nelle case, nei gruppi e nel quartiere.
La festa è poi proseguita nei cortili con il pranzo condiviso e le attività per ragazzi e bambini, una comunità viva che desidera pregare, riflettere e fare festa come un'unica grande famiglia.

