Tre giovani, tre storie diverse e un'unica domanda: che cosa significa avere coraggio nella vita di ogni giorno?
Venerdì 30 ottobre 2026, la Pastorale Giovanile delle Prefetture XIV e XV si è riunita per un incontro di ascolto, condivisione e preghiera presso il Punto Giovani di Piazza Sessa Aurunca 6, dedicando tale evento al tema della prossima GMG in Korea: il coraggio. Tratto dalle parole di Gesù, «Coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
Ad aprire l'incontro è stato Mons. Alessandro Zenobbi, Vescovo ausiliare per il Settore Est della Diocesi di Roma, che ha desiderato questo incontro e che ha rivolto il suo saluto ai presenti, dando inizio a una serata in cui il coraggio ha preso forma attraverso le esperienze e le parole di tre giovani.
Tre testimonianze profondamente diverse, ma unite dalla consapevolezza che il coraggio non coincide necessariamente con l'assenza di paura, né con la capacità di affrontare ogni situazione senza esitazioni. A volte significa resistere, altre volte cambiare strada, altre ancora imparare a vivere con una fragilità che non avevamo previsto.
Il coraggio nella guerra: la testimonianza di Ansam
La prima testimonianza è stata quella di Ansam El Qattaa, giovane giornalista originaria del nord di Gaza, sopravvissuta alla guerra.
Ansam ha raccontato la sua esperienza personale, segnata profondamente dal 13 settembre 2025, quando, mentre camminava insieme ad alcuni familiari per le strade di Gaza, è rimasta ferita a seguito dell'esplosione di un ordigno sganciato da un drone.
Attraverso il suo racconto, ha condiviso la paura vissuta in quei momenti, il dolore delle ferite e il difficile percorso di guarigione. Ma soprattutto ha raccontato il coraggio di continuare a svolgere il proprio lavoro di giornalista durante la guerra, documentando le storie delle persone e cercando di far arrivare al mondo la loro voce, anche quando uscire di casa significava mettere a rischio la propria vita.
«Non siamo solo cifre, né immagini di passaggio sui monitor. Siamo persone che sognano, soffrono e amano».
Le sue parole hanno ricordato a tutti che dietro le notizie e i numeri della guerra ci sono volti, famiglie, speranze e desideri. Oggi Ansam si trova a Roma e cerca di ricostruire la propria vita, senza dimenticare la sua terra e le persone che vi sono rimaste.
Il suo è il coraggio di chi, pur avendo conosciuto da vicino la paura e la sofferenza, continua a scegliere la vita e a guardare al futuro.
Il coraggio di ripensarsi: la storia di Lucia
Con Lucia, aspirante attrice, il coraggio ha assunto un significato diverso: quello di mettere in discussione le proprie scelte e trovare la forza di ricominciare.
Partendo da un brano di Novecento di Alessandro Baricco, Lucia ha invitato a riflettere sulla difficoltà di scegliere tra le infinite possibilità che la vita ci presenta. Come il protagonista del racconto, fermo sulla passerella di una nave davanti all'immensità del mondo, anche noi possiamo sentirci paralizzati dalla paura di prendere una decisione.
Lucia ha condiviso il proprio percorso nel mondo del teatro: la scelta di lasciare casa, i sacrifici economici, le difficoltà affrontate per inseguire il sogno di diventare attrice e, successivamente, la scoperta di un ambiente che non corrispondeva a ciò che aveva immaginato.
Da questa esperienza è nata una consapevolezza importante: cambiare strada non significa necessariamente aver sbagliato. A volte occorre proprio il coraggio di riconoscere che un percorso non ci rappresenta più, senza per questo rinunciare ai propri sogni.
La sua testimonianza ha ricordato che la vita non è un progetto già definito in ogni dettaglio. È piuttosto un cammino nel quale siamo chiamati continuamente a scegliere, provare, sbagliare e ricominciare, imparando a conoscerci attraverso le esperienze che viviamo.
Il coraggio nella fragilità: la testimonianza di Filippo
La terza testimonianza, affidata a Filippo, ha portato l'attenzione sul rapporto tra coraggio, fragilità e valore del tempo.
Attraverso la sua esperienza personale, segnata dalla consapevolezza che anche la salute può improvvisamente vacillare, Filippo ha invitato a riflettere su quanto spesso diamo per scontato il tempo.
Quando la fragilità entra nella nostra vita, cambia anche il nostro modo di guardare alle cose: ciò che sembrava urgente può perdere importanza, mentre acquistano un valore nuovo le relazioni, i piccoli gesti quotidiani e il modo in cui scegliamo di vivere il presente.
Filippo ha sottolineato soprattutto un aspetto: avere coraggio non significa superare definitivamente la paura, ma trovare la forza di andare avanti nonostante essa.
Una riflessione che ha restituito al coraggio una dimensione profondamente umana, lontana dall'idea di una forza invincibile e più vicina alla capacità di accogliere i propri limiti senza lasciare che siano questi a determinare interamente la nostra vita.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»
Le tre testimonianze hanno trovato un punto di incontro nella Parola di Dio, attraverso il brano evangelico della tempesta sedata (Mc 4,35-41).
I discepoli sono sulla barca, il vento si alza, le onde minacciano di travolgerli e Gesù sembra dormire. Spaventati, gli rivolgono una domanda che racchiude tutta la loro angoscia: «Maestro, non t'importa che moriamo?».
È una domanda che, in modi diversi, può appartenere alla vita di ciascuno, soprattutto quando ci troviamo davanti a situazioni che non possiamo controllare.
La preghiera, accompagnata dai canti meditativi di Taizé, ha offerto ai presenti uno spazio di silenzio e di incontro personale con il Signore, nel quale rileggere quanto ascoltato alla luce della fede.
«Cosa ti manca oggi per avere coraggio?» è stata la domanda affidata alla riflessione personale.
Un interrogativo con cui tornare alla propria quotidianità, portando con sé le storie di Ansam, Lucia e Filippo.
Perché il coraggio non è soltanto quello dei grandi gesti o delle scelte straordinarie. È anche quello di chi affronta un giorno difficile, di chi accetta di ricominciare, di chi riconosce le proprie fragilità e di chi, pur avendo paura, sceglie di non fermarsi.
E forse proprio qui si trova il senso più profondo delle parole di Gesù che hanno accompagnato l'incontro: «Coraggio, io ho vinto il mondo!». Non la promessa di una vita senza tempeste, ma la certezza di non doverle attraversare da soli.







